Torna il cinema all’aperto organizzato da Castelli Romani per la Palestina
Dove: Piazza della Rotonda, Albano
Venerdì 31 Luglio dalle 21.00
“Ghost Hunting”
Il progetto del regista palestinese Raed Andoni è molto più di un film, è l’elaborazione collettiva dei traumi subiti quotidianamente, tramite il racconto dei prigionieri palestinesi sopravvissuti alle crudeli carceri sioniste.
Venerdì 7 Agosto dalle 21:00
“La rivolta del 1936-1939 in Palestina”
Presentazione del libro di Ghassan Kanafani. Lo scritto politico dell’intellettuale palestinese rappresenta un punto di riferimento utile alla comprensione del contesto, degli eventi e dei fattori che favorirono l’instaurazione del dominio economico e militare sionista in Palestina.
Dalla rivoluzione del 1959, Cuba affronta l’aggressione militare ed economica dell’imperialismo statunitense.
Il blocco economico contro l’isola, iniziato nel 1962, è stato via via inasprito dalle varie amministrazioni statunitensi, sia a guida democratica che repubblicana, fino agli ultimi provvedimenti criminali di Trump e soci.
Mentre gli esponenti dell’attuale governo USA minacciano apertamente di strangolare, se non di rovesciare, l’esperienza rivoluzionaria cubana (e i rappresentanti dello Stato italiano presso l’ONU si rifiutano di votare a favore della risoluzione che richiede la fine del blocco economico), è importante manifestare la nostra solidarietà con Cuba e la sua popolazione.
Venerdì 24 luglio, sarà proiettato presso il Centro sociale Ipo’ il documentario “All’assalto del cielo. Cuba o la solidarietà antimperialista”, prodotto dall’associazione francese La Breche.
Il documentario ripercorre la storia della Conferenza Tricontinentale del 1966, nel corso della quale i movimenti di liberazione di Africa, Asia e America Latina si ritrovarono a L’Avana per rilanciare la lotta anticoloniale e antimperialista a livello mondiale, e cerca anche di esplorare l’eredità della Triconentale nella realta di oggi.
In un momento in cui il popolo cubano continua a resistere alle difficoltà imposte dal criminale Bloqueo e dalle continue minacce di aggressione militare da parte degli Stati Uniti, conoscere la realtà di Cuba socialista è un atto necessario per costruire solidarietà internazionalista Per questo venerdì 3 Luglio al Centro Sociale I Po’ di Marino proietteremo il film “Inside El Cimarrón” di Francesco Leprino, una storia di fuga e di lotta per la libertà di Cuba e del suo popolo; prima dall’impero spagnolo, poi dal controllo statunitense. La serata inizierà alle 19:30 con una cena popolare e proseguirà alle 21:30 con la proiezione del film, seguita da un dibattito.
Sabato 11 luglio, presso il Centro sociale Ipò, a Marino, il coordinamento Castelli Romani per la Palestina organizza un’iniziativa di solidarietà con la popolazione palestinese e in sostegno alla resistenza contro il colonialismo e l’imperialismo.
Dalle ore 19, avrà inizio una serata di musica, teatro e interventi. Claudio Maffei, Sandro Chessa e Stefano Pavan si esibiranno in un set acustico. Poi sarà volta del Collettivo Teatro Macchia Rossa. L’iniziativa si concluderà con il concerto degli Indaco, uno dei gruppi più riconosciuti della World Music italiana, fondato nel 1992 da Mario Pio Mancini e Rodolfo Maltese del Banco del Mutuo Soccorso.
Rompiamo ogni complicità italiana con lo Stato sionista
PRESENTAZIONE DEL DOSSIER “MADE IN ITALY PER L’INDUSTRIA DEL GENOCIDIO”, a cura dei Giovani Palestinesi d’Italia
Presentazione dell’opuscolo “ANTISIONISMO NON È ANTISEMITISMO”, a cura del Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Roma
ROMPIAMO OGNI COLLABORAZIONE CON LO STATO SIONISTA
Lo Stato italiano è direttamente coinvolto nel genocidio in atto in Palestina, come pure nelle guerre di aggressione sferrate contro gli altri paesi dell’Asia occidentale, dal Libano all’Iran.
Domenica 7 giugno, presso la Palazzina Vespignani (Viale Risorgimento, 1 – Albano) sarà presentato il dossier, curato dai Giovani Palestinesi d’Italia (GPI), che rivela dati inediti sulla collaborazione energetica e militare dell’Italia con lo Stato sionista, e documenta le oltre 400 spedizioni di armi e materiale militare che l’Italia ha inviato a Israele dal 7 ottobre 2023 ad oggi.
In quella stessa occasione verrà anche presentato l’opuscolo, a cura del Coordinamento di solidarietà con il popolo palestinese di Roma, che analizza il vergognoso DDL 1004, volto a criminalizzare l’antisionismo e a delegittimare il movimento di solidarietà con la Palestina.
Il rapimento dell’equipaggio della Flottilla in acque internazionali è l’ultimo esempio della brutalità coloniale israeliana. Dal 2023 ad oggi, lo Stato sionista ha approvato la pena di morte su base etnica, ha ucciso almeno 75mila persone a Gaza e ha inasprito l’oppressione in tutta la Palestina.
Le truppe israeliane hanno occupato porzioni significative della Siria e del Libano, che continuano a bombardare quotidianamente, e partecipano, insieme agli Stati Uniti, alla guerra di aggressione contro l’ Iran.
Lo Stato italiano contribuisce direttamente al progetto sionista. Varie aziende a partecipazione statale sono integrate nel sistema di approvvigionamento energetico e militare di Tel Aviv, mentre la marina italiana è dispiegata nel Mar Rosso (e forse domani lo sarà nello Stretto di Hormuz).
Questa complicità inizia però a essere difficile da giustificare. Perfino il governo Meloni ha dovuto annunciare la sospensione del rinnovo automatico dell’accordo di associazione con Israele del 2005, mentre l’ENI ha parzialmente rinunciato alle concessioni per l’esplorazione di giacimenti nelle coste antistanti Gaza, che aveva ottenuto nel 2023.
Queste decisioni, scaturite anche dalla mobilitazione popolare, non annullano però la connivenza strutturale con Israele. Basti considerare che l’Italia rimane il terzo fornitore di armi allo Stato sionista, per non parlare dei palestinesi che, in obbedienza ai diktat israeliani, sono tuttora reclusi nelle galere italiane.
Negli ultimi mesi, il governo ha inoltre preso di mira scuole e università. Il DDL 1004, che equipara l’antisionismo con l’antisemitismo, come pure le circolari ministeriali che, a colpi di sanzioni disciplinari, cercano di vietare che nelle scuole si parli del genocidio, tentano di fiaccare la partecipazione studentesca e dei docenti al movimento di solidarietà con la Palestina.
I guerrafondai di casa nostra vorrebbero ridurci al silenzio e delegittimare la resistenza contro il colonialismo. Per rispondere, noi dobbiamo esigere la fine di qualsiasi collaborazione con Israele e rilanciare la lotta contro un sistema che produce morte.
Dalle guerre preventive ai governi autoritari, alle grandi mobilitazioni, proviamo ad ordinare il nostro pensiero e il nostro agire.
L’avvento del Trump 2 alla presidenza USA ha scompaginato l’orizzonte internazionale, ma non si capisce se si tratta di un cambiamento di strategia o di tattica destinata ad esaurirsi in tempi brevi. In un anno l’intenzione di aggredire il mostruoso debito pubblico e riaffermare l’egemonia finanziaria e industriale USA si è risolta in un passaggio a vuoto.
L’aggressione all’IRAN al seguito della mosca cocchiera sionista, dopo la guerra dei dazi e le azioni di pirateria in Venezuela e dintorni hanno dilatato il debito pubblico non hanno ottenuto grandi trasferimenti di produzioni industriali, mentre è ripartita l’inflazione e le big oil con gli armieri hanno incassato bene.
Dicevamo nel 2015 che il capitalismo atlantico era alla canna del gas dopo i fallimenti in Ucraina e in Siria, oggi non si può dire che stia meglio e in più le due rive si sono pure allontanate. Si naviga verso il ridimensionamento dell’egemonia yankee, attraverso una serie di conflitti parziali alimentati a ripetizione. Il capitalismo globale, insomma,non sta forse collassando, ma ha diversi malanni e per ora recupera pestando il proletariato. Il punto di caduta della crisi potrebbe essere una nuova spartizione del mondo, una specie di Yalta 2.0. Le prepotenze imperiali hanno provocato mobilitazioni imponenti come sulla Palestina. Ora ci sarebbero le condizioni per nuove ondate contro il potere sul terreno della materialità quotidiana,ma abbiamo troppi orpelli sulle groppa, robe arcaiche: partiti, piattaforme programmatiche, deleghe sindacati. La questione è trovare il metodo giusto per ottenere organizzazioni di massa antagoniste capaci di convivere con i tempi lunghi del “sol dell’avvenire”. La crisi di patriarcato e capitalismo, e l’insufficienza dell’antagonismo proletario percorrono vie simmetriche. Rompere questa simmetria non è facile, ma si possono fare passi avanti radicando nei territori una reale continuità conflittuale.